EDITORIALI

09/09/2017 - RICOLLOCAMENTO

Ha ragione Tajani: “Questi Paesi hanno fatto venire meno la solidarietà verso Paesi come l’Italia, che si erano prodigati quando volevano uscire dal gioco sovietico e dalle dittature comuniste e anche adesso continuano a sostenerli con i fondi strutturali europei. Ma la solidarietà non può essere a senso unico, altrimenti non ha senso stare nell’Unione.”
Il presidente del Parlamento Europeo si riferisce, in un’intervista al Corriere, alla sentenza della Corte Ue che ha dato ragione a Italia e Grecia contro un ricorso di due Paesi dell’Est europeo che vi si erano appellati per chiedere ragione del rifiuto di accettare le regole comunitarie del ricollocamento dei rifugiati. La Corte ha affermato che esiste un dovere e un vincolo di solidarietà da rispettare da parte di tutti i Paesi dell’Unione.
Ma il cosiddetto gruppo di Visegrad, in particolare Ungheria e Slovacchia non ne vuol sapere, anche se si tratta di un numero limitato di richiedenti asilo (circa 6.000) come ha confermato Tajani. È così queste nazioni rompono due volte la solidarietà: con i rifugiati (il cui stato è ufficialmente riconosciuto, non si tratta cioè di migranti economici) e con le due nazioni europee più esposte ai flussi migratori: Italia e Grecia.
Peccato. L’Europa si costruisce sulla solidarietà e di questo passo non so dove andremo a finire. In questi giorni è stato reso noto da un giornale inglese anche un documento riservato del governo britannico sulla gestione delle frontiere, “il giorno dopo” l’entrata in vigore della Brexit (primavera 2019): una forte chiusura pure ai cittadini europei, con l’incomprensibile obiettivo di rendere la Gran Bretagna ‘un’isola isolata’. Staremo a vedere cosa succederà. Ma dov’è l’Inghilterra che entrò in guerra per liberare l’Europa dal Nazismo, compiendo grandi sacrifici?
Tornando all’Unione, il presidente europeo fa notare che il pronunciamento della Corte europea permetterà di modificare a breve il trattato di Dublino, secondo il quale, al migrante oggi è fatto obbligo di inoltrare la domanda di asilo nel Paese dove ha fatto ingresso e non altrove. Scelta che agevolerà un ricollocamento regolato nell’intera Ue.
Il discorso della crisi di solidarietà a livello europeo ritorna spesso sulle pagine dei giornali e nel dibattito politico. È un grande rischio per il nostro futuro. Tuttavia Tajani spera che a breve si possa fare qualche passo in avanti, grazie anche al controllo dei flussi che sta già funzionando pur con mille problemi. Anche tutti noi.


Torna all'elenco