EDITORIALI

16/09/2017 - PROGRAMMA ACCOGLIENZA

Prima papa Francesco sull’aereo di ritorno dalla Colombia: “Io sento il dovere di gratitudine verso l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti”. Poi il presidente della Commissione Europea Juncker nel suo discorso programmatico al Parlamento Ue: “Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all’Italia per il suo nobile e generoso operato. L’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo”.
Possiamo essere orgogliosi di questi riconoscimenti, di fronte ad alcuni Paesi dell’Europa che chiudono caparbiamente le porte ai disperati, venendo meno allo spirito di solidarietà che sta alla base dell’Unione.
Junker aggiunge: “L’Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni”. E il Papa: “Il problema dei migranti è, primo: cuore aperto, sempre!”
Poi esprime apprezzamento per l’operato del governo Gentiloni e dà alcune indicazioni: “Un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli, ma integrarli.” E fa l’esempio della Svezia: “In un altro volo – quando tornavamo dalla Svezia – ho parlato della politica di integrazione della Svezia come un modello, ma anche la Svezia ha detto, con prudenza: ‘Il numero è questo; di più, non posso’, perché c’è il pericolo della non-integrazione”.
Terzo, ha proseguito il Papa, in risposta al giornalista che gli richiamava i lager libici: “C’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager.” Dunque – sono sempre parole del Papa – “cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria”.
È un programma completo: il cuore sempre aperto è l’atteggiamento di gioiosa accoglienza che deve radicarsi in tutti noi verso chi ha bisogno.
La prudenza è compito di uno Stato (e dell’Europa) che deve fare i conti con le proprie reali possibilità di accogliere persone immigrate, attraverso un intelligente governo dei flussi, anche mediante corridoi umanitari che tolgano i disperati dalle mani degli sfruttatori.
Il che permetterà di realizzare davvero il terzo impegno, quello dell’integrazione. Quest’ultima è compito della società intera ed è fatta di diritti e di doveri.
Infine la vicinanza umanitaria: in questo caso nei confronti dell’Africa. “L’Africa – ha concluso il Papa – è amica e va aiutata a crescere... Tanti fuggono dalla fame: facciamo investimenti lì, perché crescano’. Ma nell’incoscio collettivo c’è che l’Africa va sfruttata!”


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