CREMA - 05/10/2017
PAPA FRANCESCO A DIFESA DELLA VITA
PAPA FRANCESCO A DIFESA DELLA VITA
“La potenza delle biotecnologie, che già ora consente manipolazioni della vita fino a ieri impensabili, pone questioni formidabili. È urgente, perciò, intensificare lo studio e il confronto sugli effetti di tale evoluzione della società in senso tecnologico per articolare una sintesi antropologica che sia all’altezza di questa sfida epocale”. Lo ha detto Papa Francesco, ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla tredicesima assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita (la prima dopo il nuovo assetto dell’organismo), in corso oggi e domani in Vaticano sul tema: “Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica”.
“Nel rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo — in quanto specie e in quanto individuo — rispetto alla realtà”, una vera e propria “egolatria”, il monito del Papa, non può “essere passato sotto silenzio lo spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica”, e “tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto. Purtroppo, uomini, donne e bambini di ogni parte del mondo sperimentano con amarezza e dolore le illusorie promesse di questo materialismo tecnocratico” e si allargano “i territori della povertà e del conflitto, dello scarto e dell’abbandono, del risentimento e della disperazione”. “Un autentico progresso scientifico e tecnologico dovrebbe invece ispirare politiche più umane”. Per questo la fede cristiana “ci spinge a riprendere l’iniziativa”. Il mondo, assicura Francesco, “ha bisogno di credenti che, con serietà e letizia, siano creativi e propositivi, umili e coraggiosi, risolutamente determinati a ricomporre la frattura tra le generazioni”.
Francesco richiama il racconto biblico della creazione, nel quale Dio “affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia”. Un’alleanza “certamente sigillata dall’unione d’amore, personale e feconda, che segna la strada della trasmissione della vita attraverso il matrimonio e la famiglia”, ma che “va ben oltre questo sigillo” perché “è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società”.
“Questo – spiega il Pontefice – è un invito alla responsabilità per il mondo, nella cultura e nella politica, nel lavoro e nell’economia; e anche nella Chiesa. Non si tratta semplicemente di pari opportunità o di riconoscimento reciproco. Si tratta soprattutto di intesa degli uomini e delle donne sul senso della vita e sul cammino dei popoli”. L’uomo e la donna, il monito di Francesco, sono chiamati soltanto a “parlarsi e allearsi, perché nessuno dei due – né l’uomo da solo, né la donna da sola – è in grado di assumersi questa responsabilità. Insieme sono stati creati, nella loro differenza benedetta; insieme hanno peccato, per la loro presunzione di sostituirsi a Dio; insieme, con la grazia di Cristo, ritornano al cospetto di Dio, per onorare la cura del mondo e della storia che Egli ha loro affidato”.
“È una vera e propria rivoluzione culturale quella che sta all’orizzonte della storia di questo tempo. E la Chiesa, per prima, deve fare la sua parte”, continua il Papa. In tale prospettiva, “si tratta anzitutto di riconoscere onestamente i ritardi e le mancanze”. Per il Papa, “le forme di subordinazione che hanno tristemente segnato la storia delle donne vanno definitivamente abbandonate” a favore di “una rinnovata cultura dell’identità e della differenza” all’interno della quale è sbagliato neutralizzare “radicalmente la differenza sessuale” cancellando “di fatto tale differenza”. “L’utopia del ‘neutro’ – avverte Francesco – rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita”. “La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà – mentre non lo è! –, rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna e la rende creativa e feconda”. Di qui l’invito a “raccogliere la sfida posta dalla intimidazione esercitata nei confronti della generazione della vita umana, quasi fosse una mortificazione della donna e una minaccia per il benessere collettivo. L’alleanza generativa dell’uomo e della donna è un presidio per l’umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità”. “La passione per l’accompagnamento la cura della vita, lungo l’intero arco della sua storia individuale e sociale, chiede la riabilitazione di un ethos della compassione o della tenerezza per la generazione e rigenerazione dell’umano nella sua differenza. Si tratta, anzitutto, di ritrovare sensibilità per le diverse età della vita, in particolare per quelle dei bambini e degli anziani”. Una società in cui tutto “può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto – avverte – è una società che ha già perso il senso della vita”.
Oggi edifichiamo “città sempre più ostili ai bambini e comunità sempre più inospitali per gli anziani, con muri senza né porte né finestre: dovrebbero proteggere, in realtà soffocano. La testimonianza della fede nella misericordia di Dio, che affina e compie ogni giustizia, è condizione essenziale per la circolazione della vera compassione fra le diverse generazioni. Senza di essa, la cultura della città secolare non ha alcuna possibilità di resistere all’anestesia e all’avvilimento dell’umanesimo.
È in questo nuovo orizzonte – la consegna di Francesco – che vedo collocata la missione della rinnovata Pontificia Accademia per la vita”. Necessario, anzitutto, “riportare una più autentica sapienza della vita all’attenzione dei popoli, in vista del bene comune. Un dialogo aperto e fecondo può e deve essere instaurato con i molti che hanno a cuore la ricerca di ragioni valide per la vita dell’uomo”. “L’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale – conclude – è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari”.


CREMA - 05/10/2017
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